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Etnos e coscienza collettiva tra identità, diversità e pluralità


Šuran, Fulvio
Etnos e coscienza collettiva tra identità, diversità e pluralità, Pula-Pola: Universita "Juraj Dobrila" di Pola, Dipartimento di scienza per la formazione = Sveučilište Jurja Dobrile u Puli, Odjel za odgojne i obrazovne znanosti, 2014 (monografija)


Naslov
Etnos e coscienza collettiva tra identità, diversità e pluralità
(Etnos and collective consciousness between identity, diversity and plurality)

Autori
Šuran, Fulvio

Vrsta, podvrsta i kategorija knjige
Autorske knjige, monografija, znanstvena

Izdavač
Universita "Juraj Dobrila" di Pola, Dipartimento di scienza per la formazione = Sveučilište Jurja Dobrile u Puli, Odjel za odgojne i obrazovne znanosti

Grad
Pula-Pola

Godina
2014

Stranica
333

ISBN
9789537498870

Ključne riječi
globalizzazione; multiculturalismo; tradizione; memoria; identità; pluralità; nazionalismo; etnocentrismo; Istria; Comunità nazionale italiana; Europa; diritti umani
(globalization; multiculturalism; traditions; memory; identity; diversity; nationalism; ethnocentrism; Istria; Italian National Community; Europe; Human Rights)

Sažetak
Partendo dal presupposto scientifico, proprio anche alle discipline sociali, che non esistono verità storiche definitive, l’attuale trattato non ha lo scopo di fornire una risposta definitiva ad una data realtà storica, quanto formulare quesiti sempre più aperti alla sfida dei tempi. Ed è in tal senso che ci s, come esempio, si è presa, la storicamente complessa realtà socio-territoriale della penisola istriana. Da questo punto di vista diventa sempre più evidente che gran parte della storiografia ufficiale (passata e non solo), di qualsiasi valenza nazionale, sia quella croata sia quella slovena (e prima di queste, quella italiana e quella jugoslava), per lo più hanno costruito la (loro) storia partendo da codici, simboli e valori in prevalenza della propria dimensione nazionale. Tale approccio unilaterale ha fatto (e fa) sì che le diversità, insite in un dato territorio, vengano interpretate quali forme di inquinamento e non quali parti proprie ad una particolare realtà socio-culturale storicamente stabilizzatasi in una, nazionalmente, ibrida forma culturale e linguistica. Si tratta di forme, simboli, codici propri ad una zona di frontiera per appartenenza e/o dal confine storicamente mobile che, dalla storiografia nazionale, vengono visti, interpretati e trattati come dei momenti sporadici, storicamente irrilevanti, se non negativi, alla dimensione nazionale alla quale quella realtà socio-territorile appartiene di diritto. E questo indipendentemente dal fatto che si tratti di modi di vivere fortemente radicati nelle stesse fondamenta di una realtà che di per sé è etno-nazionalmente composita e culturalmente variegata. Il che risulta inaccettabile specialmente per quegli studiosi per i quali la storia non è null’altro che il percorso che un popolo deve (a priori) compiere per giungere alla massima esplicazione, (quale risultato naturale, per non dire divino), di una data coscienza collettiva (sottoforma di risveglio nazionale). Tragitto che si delinea tramite la storia, per cui tutto quello che non rientra in questo schema realizzativo è interpretato come fuorviante, se non deleterio allo sviluppo nazionale. Visto che anche la storiografia è una disciplina scientifica in costante progresso, è quanto mai auspicabile che, per una più aperta comprensione della realtà le nuove ricerche e i contributi prima di tutto si prefiggano di rivedere le passate loro interpretazioni. Il tutto per epurare la realtà dei fatti, e questo indipendentemente da certi interessi esterni alla ricerca storiografica. Ed è in questo senso che vanno riviste anche quelle tipologie multiculturali che si sono formate prima del sorgere dei nazionalismi, per cui indipendenti dai seguenti credi nazionali. Si tratta di una convivenza caratteristica di quelle zone di frontiera etno-linguistiche rafforzata dal confine mobile che ha dato origine ad un’identità multiculturale autoctona, propria ad un dato territorio. Identità che, oggi più che mai rappresenta, un tentativo di risposta positiva all’operante ideologizzazione del revisionismo storico, che interpreta alcuni gesti come eroici ed altri, simili ma di segno contrario, come traditori. Si tratta di un modus operandi che giustifica diversi misfatti compiuti o comportamenti inumani come gesti d’eroismo o di necessità storica. Revisionismo che, se da una parte condanna i totalitarismi passati, dall’altra tacitamente ne giustifica quelle azioni che sono in sintonia con la realizzazione di un auspicato scopo nazionale. È qui necessario specificare che il revisionismo non è la revisione o la rivalutazione di certi fatti o eventi seguendo una più valida metodologia scientifica, quanto un tentativo di rivalutazione soggettiva di una parte della cosiddetta storiografia dei vincitori, per cui non possiede alcuna validità scientifica. Questo ha portato molti studiosi, come per esempio Francesco Perfetti, a ritenere che ancora oggi la storia serva per fare della “campagna politica che ha come suo scopo la conservazione dell’egemonia culturale o recuperarla laddove sia in crisi”. Il che è particolarmente vero per quel che riguarda l’interpretazione storiografica di quei territori di frontiera nel senso di appartenenza e/o dal confine mobile, come appunto la penisola istriana. Per avere una comprensione scientificamente corretta di queste realtà socio-territoriali è, quindi, quanto mai necessario far tesoro di tutte le rimembranze del suo passato, cercando altresì di conciliare le sue diverse memorie e di neutralizzare l’uso strumentale per scopi politici. Essere obbiettivi prima di tutto vuol dire rivedere gli errori interpretativi della propria storiografia nazionale, facendo propri e documentando obiettivamente tutti gli orrori avvenuti in un dato momento storico, inserendoli in un contesto socio-culturale più aperto. Perché l’essere umano, sia come individuo sia come collettività, ha l’inconfutabile e inderogabile diritto alla comprensione a alla giustizia umana. In questo senso vale l’affermazione che la cultura è continuamente oggetto di lotta politica, una lotta per il riconoscimento che si traduce in una riclassificazione costante”(Amselle, J. L., Logiche meticce, Torino 1999, p. 23). Dopo i diversi e socio-culturalmente disgreganti totalitarismi nazionalitari ed ideologici, la società europea necessita di nuovi e più aperti orizzonti di pensiero se vuole mantenersi culturalmente aperta e dinamica. Questa volta però non più in un multiculturalismo pre-nazionale, come quello istriano, ma in uno di tipo post-nazionale, che comunque per le genti della penisola istriana, quale zona di frontiera e di confine, rappresenta una situazione di stimolo e di sfida all’intensificazione dei rapporti multiculturali non invasivi ma di complemento e di sostegno a quelle specificità storico-culturali, che accomunano le sue diverse realtà etno-nazionali nella ricerca di un modello sociale di convivenza moderno, ma anche rispettoso delle altrui diverse peculiarità culturali. Comprensione che può solo portare ad un migliore modello di società, particolarmente idoneo per quei territori di frontiera nel senso di appartenenza propri a molte regioni europee anche a noi limitrofe e, quindi, ad una più costruttiva coesione europea. Quindi come una società democratica, plurietnica e multiculturale quale sistema sociale in cui convivono soggetti con identità etniche diverse, con ciò s’intende l’appartenenza consapevole a un gruppo che condivide uno spazio geografico di provenienza, una comune discendenza, una cultura condivisa, siano essi reali o socialmente costruiti. Il principale, ma non unico, fattore di genesi della società plurietnica è costituito dal fenomeno delle migrazioni internazionali. Immediatamente connesso con questo tipo di sistema sociale è il problema della regolazione della convivenza tra minoranze e maggioranza. Riflettere su questi temi, e non solo, significa interrogarsi su come oggi si concretizzi il rapporto tra cittadinanza, identità e appartenenza. In particolare c’è la necessità di approfondire la relazione tra il pluralismo delle appartenenze: il singolo può, infatti, essere legato a più sfere di appartenenza ; ed il pluralismo normativo: la scelta di una norma operata dal singolo individuo quale prodotto di questa molteplicità di appartenenze.

Izvorni jezik
Ita

Znanstvena područja
Politologija, Sociologija



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Ustanove
Sveučilište Jurja Dobrile u Puli

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Šuran, Fulvio
Etnos e coscienza collettiva tra identità, diversità e pluralità, Pula-Pola: Universita "Juraj Dobrila" di Pola, Dipartimento di scienza per la formazione = Sveučilište Jurja Dobrile u Puli, Odjel za odgojne i obrazovne znanosti, 2014 (monografija)
Šuran, F. (2014) Etnos e coscienza collettiva tra identità, diversità e pluralità. Pula-Pola, Universita "Juraj Dobrila" di Pola, Dipartimento di scienza per la formazione = Sveučilište Jurja Dobrile u Puli, Odjel za odgojne i obrazovne znanosti.
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